Teodolinda Varisco
L50

Presentazione L50

Non lo so Teodolinda esprime il suo talento per l’espressione e la ricerca dell’Assoluto. I suoi quadri traducono personalissime cromie, brevi e decise unite a segniche marcate, brutali a tratti.
Sono tele vivificate dalla ricerca e ricche di aggressività distinta, ove il bidimensionale si sfonda alla ricerca di nuove mete e spazi: quello conoscitivo, dell’espressione e della mimica, quello irrazionale della mente e della passione.
A tratti timbrica, la sua pittura evoca primitivi ed arcani simboli. Mi riferisco anche alla sua ultima espressione tutta attenta alla sperimentazione ed all’inserimento di dati vitali del quotidiano: fili elettrici, fondi di scatole, conchiglie, foglie, fiori arbusti e ossi di seppie.
L’evocazione e la rispondenza letteraria è molteplice, mai paga e neppure retorica. Sottile e raffinata dalla forza del colore vivificata e vivificante esprime la sua ricerca del Verum.
A volte, le sue creazioni, è difficile chiamarle solo “tele”, poichè la matericità segna marcatamente la sua vocazione a tratti plastica e scultorea, quasi prestata alla pittura.
Tavole incisive e graffianti lacerano il substrato della visione per entrare in gorghi avvincenti, in cui bisogna leggere con attenzioni l’impianto, di non facile né veloce lettura, a primo sguardo, che interpellano; delle volte basterebbe porsi in ascolto di se stessi per trovare le risposte necessarie all’interpretazione dei numerosi quid posti da Teodolinda.
Tinte amalgamate e composte, quasi sempre primarie, espresse a campiture impastate con le dita, con forza, si fanno spazio sulla “dimensione tela” per esprimere in perfetto equilibrio luci e ombre, modulate in tonalità accese, mai soffuse. Perciò emozione ed emotività consentita nel fluire dell’opera e del fare un’arte mai fine a se stessa. La tavolozza non è mai precisamente inficiata da uno sguardo complesso, anzi è scarna. La scelta cromatica è comunque avvincente e mai casuale. La sintesi della Pittrice, la sua visione finale e l’accostamento tonale evocano i moti dell’animo, più che mere visioni impressionistiche, o visioni gangliche, ma mai pitture cerebrali.
Pittura di colloquio col mondo, sulla natura delle cose e della vita, inquietante a tratti per la fame di verità che esprime.
Notevole la caleidoscopicità di certe sue immagini, di scelte e/o abbinamenti azzardati, mai inintenzionali, sempre calcolati nonostante l’apparente caos della visione affiorante dall’anima. Si potrebbe dire persino che in certi azzardati “combinamenti” si può scorgere la sua lirica che nasce da accostamenti contraddittori, come per i sentimenti, croce e delizia, controversi mirabilmente espressi da tinte ove si manifesta la perfetta adesione dell’artista a questo “cielo stellato” dell’anima.
La sua pittura, mai totalmente astratta, si abbina ad una ricerca estetica funzionale all’espressione dell’esperienza del nous che affiora e diviene “icona” in un dipingere forme, volumi e colori, mai esponenzialmente complicati dall’intelletto, esplorativi in cui l’attenzione gnoseologica e formale-plastica è affiorante sulle particelle materiche dell’universo-spazio delle sue opere.
Visione, quella di Teodolinda, complessa, non per tutti ad una prima vista, ma invece totalizzante ed universale in cui il “suo” particolare è di tutti.
Solarità dell’anima anche nella sofferenza e nell’abbandono della ricerca del Vero, che affascina da lontano, mai pago in L50 sempre alla ricerca


Prof. ALESSIO VARISCO