LA CHIESA NAZIONALE DEI CAVALIERI DI SANTO STEFANO A PISA  
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Sua Altezza Imperiale e Reale SIGISMONDO D’ASBURGO LORENA Arciduca d’Austria, Principe reale d’Ungheria e di Boemia, Granduca titolare di Toscana con il Cav. Prof. Dr. ALESSIO VARISCO
 
 
 

 
 

Santo Stefano Papa e Martire e i suoi Cavalieri a Pisa

Sacro Militare Ordine di Santo Stefano Papa e Martire

 
pagine a cura del Cav. Prof. ALESSIO VARISCO, Direttore di Antropologia Arte Sacra


La chiesa di Santo Stefano all’interno è costituita da una armoniosa navata e da due navate laterali. Ciò che colpisce l’attenzione del visitatore è la monumentalità, la ricchezza delle decorazioni, delle suppellettili e delle bandiere. Numerosi i cimeli che testimoniano le gesta eroiche gesta dei Cavalieri, nonché la grande quantità opere d'arte e d'ingegno di artisti illustri e celebrati.

 Alle pareti dell'aula principale, sono collocati tre frammenti in legno policromo di galera toscana da parata dei Cavalieri di Santo Stefano.

I legni riccamente intagliati, con schiavi turchi incatenati, draghi e trofei marinari e guerreschi, rappresentano le fiancate e la porta poppiera. Sono opera di Santi Santucci, detto il Santino (Sec. XVII), pisano, maestro d'intaglio sotto il Granduca Ferdinando II. Altri frammenti di galera raffiguranti aquile araldiche e teste di moro, sono collocate alle pareti della navata centrale. Essendo andati perduti i "Libri delle prede" dell'Ordine, dagli antichi elenchi di bandiere è difficile identificare i singoli vessilli esistenti nella chiesa.

 Le bandiere furono certamente conquistate tra la fine del sec. XVI e la fiine del XVIII. Molto interessanti: il vessillo (fiamma di combattimento turca) issato sulla nave ammiraglia di Ali' Pascia' alla battaglia di Lepanto, il 7 ottobre 1571. Fu assalita e conquistata dalla "Capitana" e dalla "Grifona" che facevano parte del gruppo di dodici galere dell'Ordine Stefaniano, che parteciparono a quella storica battaglia.

In alto sono collocati otto fanali di navi turche del secolo XVI e del sec. XVIII, in rame dorato.

Altra bellezza, questa chiesa è un vero scrigno –dall’architettura vasariana, alla facciata marmorea, agli interni-, è certamente il soffitto ligneo intagliato che reca episodi scolpiti nel 1604: Ludovico Cardi[16] "Vestizione a Gran Maestro dell'Ordine di Cosimo I"; Jacopo Ligozzi "Il ritorno della flotta dell'Ordine dalla battaglia di Lepanto"[17]; Cristofano Allori (1577-1621) "L'imbarco di Maria de' Medici per andare sposa ad Enrico IV re di Francia"[18]; Jacopo Chimenti detto l'Empoli (1554-1640) "Vittoria nell'arcipelago greco" (nel 1602 sei triremi stefaniane sconfissero quattro galere turche). Altri episodi del soffitto ligneo del 1605: Jacopo Ligozzi "L'espugnazione della città di Prevesa"; nel 1613 venne completato da Jacopo Chimenti[19] con "L'espugnazione di Bona"[20].

Le sopradette lastre lignee intagliate sono comprese in un magnifico e ricco soffitto scolpito -dorato e dipinto- dal fondo azzurro.

Gli stemmi dell'Ordine sono intagli e rappresentati fra cartigli, ghirlande e putti con a lato trofei d'armi ed amblemi, opera di Alessandro Pieroni (1550-1607) e Filippo Paladini.

Alcuni dipinti raffigurano la vita del Santo patrono cui è dedicata la chiesa e sono di ispirazione dello stesso Vasari. Questi dipinti eseguiti su ispirazione del progettista sono tempere su tela dipinti in chiaroscuro. Il primo dipinto che incontriamo entrando in chiesa sulla destra è “Santo Stefano che distribuisce l'eucaristia ai fedeli” ed è stato dipinto nel 1588 ed è attribuito a Giovanni Stradano. Proseguendo incontriamo “Santo Stefano che restituisce la vista a Lucilla” anch’esso dipinto nello stesso anno -1588- ma imputabile a Giovanni del Pallaio.

Successivamente proseguendo nella visita della navata centrale troviamo “La caduta della statua di Marte e l'arresto di Santo Stefano” sempre dello stesso anno ed attribuito a Alessandro Fei, Il martirio di S. Stefano papa eseguito da Giovanni Balducci nel 1589. Infine “Il seppellimento di Santo Stefano” di Jacopo Ligozzi (1574-1626) o secondo una più recente attribuzione a Jan Van Der Straet detto “Stradano” (1523-1605)[21].

Sempre nella nave principale possiamo ammirare ulteriori dipinti. Una delle maggiori raffigurazioni –per preziosità e fattura- è il dipinto raffigurante “La Sacra Famiglia con Santo Stefano Papa”[22] circondato in una preziosa cornice intagliata e dorata realizzata da Aurelio Lomi[23].

Al di sopra i frammenti di galera toscana -in alto a destra- è posto un dipinto del pittore Carlo Brighenti (sec. XIX) che descrive Pio IV nell’atto di consegna a Cosimo I degli Statuti dell'Ordine.

L’altare maggiore rappresenta Santo Stefano Papa e Martire –figurato con insegne papali- tra i simboli della Vittoria e della Sacra Religione Miilitare nella gloria. Gli atuori di questa preziosa e magnifica opera sono Pier Francesco Silvani (1620-1685) e Giovanni Battista Foggini (1652-1725). La realizzazione dell'opera marmorea –ammirevole opera del Settecento- fu terminata con spese imponenti nell’anno 1703. I materiali impiegati sono: marmo lunense, diaspri di Barga e di Sicilia ed infine riccamente tutte queste pietre adornate da ricami di bronzo dorato. L'altare è particolarmente caro alla fede cristiana in quanto reca alcune reliquie del Santo ed il sedile pontificale marmoreo. Al di sopra del sarcofago possiamo ammirare una stupenda cattedra di bronzo dorato recante un bassorilievo che riproduce il martirio di Santo Stefano.

Nelle navate si trovano quattro altari in marmo con decorazioni di foglie di alloro e nastri in marmo bianco di Carrara e giallo di Siena eseguiti da Givanni Lazzarini (1769-1834) Vi si ammirano i seguenti notevoli dipinti ed un crocifisso bronzeo: “Il Martirio di Santo Stefano Protomartire” un olio su tavola del 1571, opera di Giorgio Vasari[24]; l’“Altare del Santissimo Sacramento” Crocefisso bronzeo che gli storici dell’arte ed esperti –tradizionalmente- attribuiscono a P. Tacca[25]; “Nascita del Redentore” (1564); la “Moltiplicazione dei pani” un olio su tela dipinto nel 1595 circa da Ludovico Buti (1550-1611).

Sino a qualche anno fa posteriormente l'altare maggiore era posta la celebre opera di Donatello in rame dorato raffigurante un busto contenente il teschio di San Lussorio Martire. L'originale è ora custodito nel museo di San Matteo ed una copia bronzea –di modesta fattura- è custodita nel presente Tempio dedicato al Santo Papa e Sede Priorale dell’omonimo Ordine Cavalleresco.

La chiesa è stata impreziosita di un’ulteriore chicca: in alto -ai lati dell'altare maggiore- due antichi organi installati su poggioli di marmo bianco con specchi in mischio rossastro. Sulla sinistra vi è l'organo inaugurato nel 1732, opera di Azzolino Bernardino della Ciaia, mentre a destra l'organo di Onofrio Zeffirini inaugurato nel 1567. Giorgio Vasari progettò le mostre in legno intagliate –poi dorate- ed eseguite da Dionisio di Matteo detto Mastro Nigi. Giovanni Fancelli detto Nanni di Stocco è l’autore dei poggioli marmorei. I due celebri strumenti –oggi funzionanti- sono stati combinati elettricamente da un'unica consolle nel 1931 dalla ditta Giovanni Tamburini.

Il pulpito di marmo eseguito nell’anno 1627 -intarsiato con motivi geometrici e fiori- è opera di Chiarissimo Fancelli. Questo ambone marmoreo venne donato dall'Opera della Primaziale Pisana e quivi ricomposto nell’anno 1929[26].

Alcune preziose acquasantiere di marmo lunense e mischio di Serravezza –opere disegnate da Giorgio Vasari nella seconda metà Cinquecento- arricchite da belle decorazioni con cherubini e festoni eseguite da Giovanni Fancelli detto Nanni di Stocco.

Da segnalare infine la bella bussola lignea -in noce scolpito- con quattro porte e decorazione a fregi, rosoni e foglie con sovrastante stemma dei Cavalieri. Quest’opera venne scolpita all'inizio del Settecento[27].

 

 

© Photo by Técne Art Studio


 
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